
La genitorialità vissuta all’interno del carcere è una delle dimensioni più complesse e meno raccontate della detenzione. La distanza dai figli, la difficoltà di mantenere relazioni quotidiane, il senso di colpa e la percezione di non riuscire a essere presenti nella loro crescita rappresentano esperienze profonde che segnano molte persone detenute, in particolare le donne.
È proprio da questa consapevolezza che, negli anni, si è sviluppato il progetto promosso da Fraternità Sistemi all’interno della Casa di Reclusione di Verziano, a Brescia. Un percorso nato dal laboratorio di teatro sociale avviato circa quindici anni fa e che oggi si è evoluto in spazi di ascolto e accompagnamento dedicati alla genitorialità.
Dal teatro sociale a uno spazio per ricostruire relazioni
Il laboratorio teatrale nasce grazie alla collaborazione con la Casa di Reclusione di Verziano e al lavoro dell’equipe trattamentale e sanitaria dell’istituto, con l’obiettivo di offrire alle persone detenute uno spazio diverso da quello istituzionale: un luogo in cui potersi esprimere, sperimentare e costruire relazioni.
Fin dall’inizio, il teatro sociale si è rivelato uno strumento particolarmente efficace. Il linguaggio teatrale, infatti, permette di lavorare non solo attraverso le parole, ma anche attraverso il corpo, le emozioni e la relazione con gli altri. Questo ha favorito nel tempo la creazione di un clima di fiducia, capace di far emergere vissuti profondi spesso difficili da raccontare in altri contesti.
Tra questi, uno dei temi emersi con maggiore forza è stato proprio quello della genitorialità. Molte donne detenute hanno portato nel gruppo il dolore della separazione dai figli, la fatica di mantenere un ruolo educativo a distanza e il timore di perdere il legame familiare durante il periodo di detenzione. Da qui ha preso forma una seconda fase del progetto, dedicata specificamente all’accompagnamento educativo alla genitorialità.
Percorsi di sostegno alla genitorialità dentro e fuori dal carcere
Nel tempo, il progetto si è ampliato prevedendo momenti di incontro tra persone in stato di detenzione e figli in un contesto più accogliente e meno rigido rispetto ai tradizionali colloqui. Lo spazio teatrale è diventato così anche uno spazio familiare, in cui poter condividere tempo e relazioni in modo più autentico.
Accanto a questi momenti, sono stati attivati percorsi educativi individuali e gruppi di confronto guidati da educatrici, nei quali le persone detenute possono raccontare la propria esperienza, condividere difficoltà e riflettere sul proprio ruolo genitoriale.
I colloqui individuali lavorano invece su aspetti più concreti e personali: il rapporto con i figli, la gestione della distanza, la comunicazione, ma anche il riconoscimento delle dinamiche che hanno inciso sul proprio percorso di vita.
È il caso di Francesca, che nel progetto “Libere Ristrette” ha raccontato il peso della lontananza dalle figlie e la difficoltà di vivere la maternità dietro le mura del carcere. Attraverso il percorso di sostegno alla genitorialità e il laboratorio di teatro sociale, è riuscita però a mantenere vivo il legame familiare e a ritrovare quella dimensione anche una volta terminata la detenzione. Nelle sue parole emerge una realtà comune a molte donne detenute: il senso di colpa per non essere presenti nella vita dei figli. Ma emerge anche l’importanza di avere spazi in cui poter rileggere la propria storia e costruire nuove consapevolezze. Il percorso avviato a Verziano, infatti, prosegue anche all’esterno grazie al supporto di un Centro Antiviolenza, con l’obiettivo di comprendere le dinamiche di dipendenza e fragilità che hanno contribuito a interrompere il proprio percorso di vita.
Il carcere come luogo da cui ripartire
Per Fraternità Sistemi, lavorare sul tema della genitorialità in carcere significa intervenire su uno degli aspetti più delicati del reinserimento sociale. Mantenere e ricostruire relazioni familiari solide può rappresentare infatti un elemento fondamentale per immaginare un futuro diverso dopo la detenzione.
Il progetto sviluppato a Verziano si inserisce in un impegno più ampio della cooperativa verso le fragilità sociali e i percorsi di inclusione. Un lavoro che non si limita all’assistenza, ma punta a creare occasioni concrete di ascolto, responsabilizzazione e ricostruzione delle relazioni, perché, anche all’interno del carcere, la possibilità di sentirsi ancora genitori può diventare il primo passo per ripartire.