Dal laboratorio di teatro sociale agli spazi d’ascolto a Verziano
Per le donne della Casa di Reclusione di Verziano esistono diversi spazi d’ascolto a loro dedicati, nati, grazie alla collaborazione con la struttura, dall’esperienza del laboratorio di teatro sociale avviato circa quindici anni fa come spazio creativo, relazionale e partecipativo rivolto a un gruppo misto di persone detenute.
Ciò è stato possibile grazie alla proficua collaborazione con la casa di Reclusione e grazie al lavoro di valutazione preliminare e monitoraggio rispetto al trattamento penitenziario che effettua da sempre l’equipe trattamentale e sanitaria che opera in Istituto.
Avviato per offrire un tempo e uno spazio liberi dalle dinamiche istituzionali, in cui poter esprimersi, sperimentare e incontrarsi, il laboratorio teatrale ha sempre avuto anche l’obiettivo specifico di creare uno spazio diverso dove agire la genitorialità in carcere. Il linguaggio teatrale, per sua natura simbolico, immediato, corporeo e collettivo, ha permesso fin da subito la costruzione di un clima di fiducia e la possibilità di accedere a vissuti profondi, non sempre accessibili attraverso strumenti verbali o razionali.
Percorsi per la genitorialità
Fin dalle prime fasi del progetto, è affiorato, in effetti, con forza il tema della genitorialità: la distanza dai figli, la difficoltà di comunicare, il dolore della separazione, il desiderio di “esserci” nonostante tutto. È proprio da questa emersione spontanea che ha preso forma la seconda fase del progetto, dedicata all’accompagnamento educativo alla genitorialità, promossa in collaborazione con la casa di reclusione di Verziano, sia nella fase di progettazione che di realizzazione.
Questa apertura ha permesso di trasformare lo spazio teatrale anche in uno spazio familiare, in cui genitori e figli potessero condividere due ore in un contesto più accogliente e meno normativo rispetto al classico colloquio. Sono stati, inoltre, attivati, percorsi educativi individuali e gruppi di confronto per genitori in cui le persone detenute, accompagnate da educatrici, possono condividere le proprie storie, scambiarsi strategie e soluzioni, e co-costruire uno spazio di ascolto e sostegno reciproco.
I percorsi individuali, invece, hanno un taglio più pragmatico: attraverso colloqui personalizzati si lavora su diversi livelli, dal riconoscimento del proprio ruolo genitoriale alla gestione pratica e simbolica della relazione con i figli.
Emersione della violenza di genere
Un altro momento di svolta importante, la terza fase di sviluppo del progetto, si è verificato durante la pandemia da COVID-19, quando il laboratorio è stato costretto a dividersi in gruppi separati per uomini e donne. Questa riorganizzazione ha favorito l’emersione di un’altra area tematica rilevante: la violenza di genere. Molte delle donne coinvolte nel laboratorio hanno iniziato a raccontare esperienze di relazioni tossiche, oppressive, violente, in alcuni casi strettamente collegate al reato per il quale erano state condannate. A partire da queste narrazioni, il progetto ha sviluppato una proposta educativa che affianca il laboratorio teatrale con incontri di gruppo sul tema della violenza di genere, percorsi individuali di accompagnamento all’autonomia e uno sportello in collaborazione con i centri antiviolenza del territorio.
Le donne possono rivolgersi ad uno sportello presente direttamente in sezione, almeno due volte la settimana. Un’operatrice le aiuta ad orientarsi rispetto ai propri bisogni. Attraverso alcuni colloqui conoscitivi, accompagna ogni donna nel racconto della propria storia e nell’individuazione di un percorso personale: di rafforzamento del ruolo genitoriale, di ricostruzione del rapporto con i figli oppure di rilettura e rielaborazione di una relazione complessa o problematica con il partner, compagno o marito. Dopo i primi incontri di conoscenza, se la donna lo desidera, può essere coinvolta un’operatrice del centro antiviolenza per avviare un percorso di supporto dedicato.
Alcune sono state accolte dai due centri antiviolenza di Brescia, Casa delle Donne e Butterfly. Parallelamente, la rete formata da equipe educativa, direzione carceraria, Comune di Brescia e rete antiviolenza lavora alla definizione di prassi operative condivise per percorsi di empowerment femminile e per la formazione delle operatrici e operatori che, a vario titolo, lavorano in istituto (polizia penitenziaria, funzionari giuridico pedagogico, operatori, psicologi e dirigenti dell’area sanitaria).
Libere Ristrette: il convegno e l’installazione
Il progetto promosso da Fraternità Sistemi in collaborazione con l’équipe educativa dell’istituto, il Comune di Brescia, la Rete Antiviolenza Territoriale, Comunità Fraternità è stato al centro del convegno di martedì 16 dicembre 2025, nella Casa di Reclusione di Verziano.
Durante l’incontro sono state presentate anche alcune testimonianze di donne che hanno partecipato ai percorsi per la genitorialità e l’emersione dalla violenza di genere.
Alcune di queste testimonianze, sono state raccolte e trasformate in un’installazione artistica, che raccoglie le voci e le storie di donne che, in carcere, hanno ritrovato una dimensione di “libertà” rispetto a situazioni di violenza psicologica, fisica, economica, da cui sono riuscite ad affrancarsi proprio grazie al supporto dello sportello.
L’installazione diventa così un punto di arrivo, ma anche di partenza, per portare fuori dall’istituto penitenziario queste storie, farle “germogliare” nella comunità attraverso un’opera itinerante, che viaggerà in diversi luoghi della città di Brescia.