
Dopo oltre due mesi ospitata all’interno del Palazzo di Giustizia di Brescia, “Libere Ristrette” continua il suo percorso fuori dalle mura del carcere e approda all’Università degli Studi di Brescia, dove, nella sede di Giurisprudenza, dal 25 maggio sarà ospitata un’installazione artistica realizzata raccogliendo parole, riflessioni e testimonianze delle donne detenute nella Casa di Reclusione di Verziano. Un progetto che porta all’interno degli spazi universitari temi spesso relegati ai margini del dibattito pubblico: la privazione della libertà, la genitorialità vissuta a distanza, la violenza, il reinserimento sociale e lavorativo.

Libere Ristrette: il convegno del 25 maggio
L’iniziativa sarà presentata ufficialmente nel corso del convegno “Libere Ristrette – La vittimizzazione delle donne detenute”, in programma il 25 maggio alle ore 14.30 presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Brescia in via San Faustino 41 (Aula 1). L’evento è organizzato con il coinvolgimento del Ministero della Giustizia, del Comune di Brescia, di Fraternità Sistemi, i due centri antiviolenza di Brescia, Butterfly e Casa delle Donne, Università degli Studi di Brescia, Regione Lombardia e dei partner territoriali che collaborano al progetto.
Porteranno i saluti istituzionali la professoressa Adriana Apostoli, direttrice del Dipartimento di Giurisprudenza e Prorettrice Vicaria dell’Università degli Studi di Brescia, la professoressa Donatella Placidi, presidente del CUG, la professoressa Marika Vezzoli, presidente della Commissione di Genere, il professor Carlo Alberto Romano, Prorettore all’Impegno sociale per il territorio, la professoressa Luisa Ravagnani, docente di Criminologia penitenziaria e giustizia riparativa, e la dottoressa Francesca Paola Lucrezi, direttrice degli Istituti Penitenziari di Brescia. Il progetto sarà presentato dalla professoressa Francesca Malzani, docente dell’Università degli Studi di Brescia, insieme alle operatrici, alle realtà coinvolte e alle donne che hanno attraversato il percorso.
Il progetto: cos’è Libere Ristrette
Promosso da Fraternità Sistemi in collaborazione con l’équipe educativa della Casa di Reclusione di Verziano, il Comune di Brescia, la Rete Antiviolenza Territoriale e Comunità Fraternità, “Libere Ristrette” nasce da un’esperienza costruita negli anni all’interno della sezione femminile del carcere. Tutto prende avvio dal laboratorio di teatro sociale, avviato circa quindici anni fa come spazio creativo, relazionale e partecipativo, capace di diventare nel tempo un osservatorio privilegiato sui bisogni personali e collettivi delle donne detenute.
Da quell’esperienza si sono sviluppati percorsi educativi strutturati dedicati alla genitorialità e alla rielaborazione delle relazioni violente o complesse. Oggi “Libere Ristrette” comprende colloqui individuali, gruppi di confronto, incontri di sostegno alla genitorialità e uno sportello di ascolto attivo in sezione almeno due volte alla settimana. Le donne vengono accompagnate nella rilettura della propria storia, nella gestione dei legami familiari e nella costruzione di percorsi personali che, quando necessario, coinvolgono anche i Centri Antiviolenza del territorio.
L’installazione che arriverà nelle sedi universitarie raccoglie proprio queste voci: testi, pensieri e frammenti di esperienza custoditi in strutture leggere, quasi sospese, che restituiscono il senso di fragilità ma anche di forza che attraversa il progetto. Parole che parlano di maternità, senso di colpa, relazioni tossiche, paura, desiderio di ripartire.
«Far uscire queste testimonianze dal carcere è fondamentale – spiega Andrea Zenoni, presidente di Fraternità Sistemi – perché significa costruire una comunità più consapevole. L’università è uno dei luoghi in cui si formano le persone, ma anche il pensiero collettivo. Portare qui le voci delle donne detenute vuol dire creare spazi di ascolto e confronto su temi che riguardano tutta la società».
Le voci delle donne
Al centro del progetto ci sono infatti le testimonianze dirette delle donne detenute. Una di loro racconta così il significato della genitorialità vissuta in carcere: «Siamo genitori, siamo madri, siamo mamme, ma per qualche tempo è come se fossimo sollevate dall’incarico. E questo non ci va giù, non lo accettiamo, non lo vogliamo». Un’altra testimonianza affronta invece il tema della violenza e della manipolazione nelle relazioni: «Ora che ne sei fuori puoi essere te stessa senza guardarti le spalle. Nessuno ha il diritto di privarti delle emozioni e delle occasioni dentro ogni giorno».
«Libere Ristrette nasce dall’ascolto – spiega Carla Coletti, referente di Fraternità Sistemi per il progetto –. Negli anni abbiamo capito quanto fosse importante creare spazi in cui le donne potessero raccontarsi senza essere definite soltanto dal reato o dalla condizione detentiva. L’università rappresenta un luogo prezioso perché permette a queste storie di incontrare studenti, docenti e cittadini, generando consapevolezza e relazioni».
Il progetto all’Università degli Studi di Brescia
Quello del 25 maggio rappresenta solo il primo momento di confronto all’interno dell’Università degli Studi di Brescia. Nei prossimi mesi saranno infatti organizzati nuovi appuntamenti di approfondimento e sensibilizzazione, mentre l’installazione continuerà a transitare nelle diverse sedi universitarie, con l’obiettivo di raggiungere in modo capillare studenti, docenti, ricercatori e tutte le persone che vivono il mondo accademico. Durante il convegno, sarà illustrato anche il lavoro sviluppato dalla Clinica del lavoro del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Brescia, coordinata dalla professoressa Malzani. Il progetto, nato nel 2015 nell’ambito delle attività di Clinica legale, utilizza un metodo didattico esperienziale basato sull’analisi di casi reali che coinvolgono persone e contesti vulnerabili. Dal 2018 è attivo anche il percorso “Fondata sul lavoro: la Clinica entra nel Carcere”, dedicato all’alfabetizzazione giuridica e al supporto sui diritti legati al lavoro e alla previdenza sociale per detenuti e detenute. Durante l’incontro saranno presentate anche due guide aggiornate dedicate al tema “Lavoro e carcere”, pensate come strumenti concreti per favorire il reinserimento sociale e lavorativo.
L’impegno di Fraternità Sistemi sul tema non si esaurisce nel progetto “Libere Ristrette”. La cooperativa sta lavorando anche allo sviluppo di percorsi di reinserimento lavorativo all’interno del carcere, attraverso un progetto legato alla panificazione e alla forneria, e a iniziative dedicate all’autonomia delle donne vittime di violenza, come il progetto sartoria sviluppato insieme ad altre realtà del territorio. Percorsi diversi, uniti da una stessa idea: creare opportunità concrete di ripartenza, costruendo reti tra istituzioni, università, terzo settore e comunità, nella convinzione che il reinserimento non riguarda solo chi vive il carcere, ma la capacità di una società di non lasciare sole le persone nei momenti più fragili della loro vita.