
Nel dibattito pubblico si usa spesso l’acronimo NEET (Not in Education, Employment or Training) per indicare i giovani che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in percorsi formativi. È una definizione utile, ma sempre più insufficiente per descrivere una realtà complessa, fatta di storie, fragilità e percorsi molto diversi tra loro.
I numeri aiutano a capire la dimensione del fenomeno. Nonostante il calo degli ultimi anni, l’Italia resta uno dei Paesi europei più esposti al fenomeno NEET, che coinvolge circa il 15% dei giovani tra i 15 e i 29 anni. Nel Bresciano si stimano circa 10.000 giovani in questa condizione. Ma chi sono davvero questi ragazzi e ragazze?
Un fenomeno eterogeneo: non esiste “il” NEET
Parlare di NEET come di un gruppo uniforme è fuorviante. Dietro questa etichetta convivono situazioni molto diverse, che richiedono letture e risposte differenti.
Una parte consistente è rappresentata dai giovani in cerca di lavoro, spesso con un percorso formativo alle spalle e, talvolta, anche con esperienze lavorative. Sono persone che incontrano difficoltà nel trovare un’occupazione stabile o coerente con le proprie competenze, spesso a causa di un mercato del lavoro frammentato, precario o poco accessibile. Accanto a loro ci sono giovani che si trovano in una fase di esplorazione. Non sono inattivi in senso stretto, ma stanno cercando una direzione, accumulano esperienze informali, cambiano percorsi senza riuscire a trovare una collocazione definita. In questi casi, la distanza dal lavoro è temporanea, ma può prolungarsi nel tempo se non accompagnata.
Esiste poi una componente meno visibile ma significativa di persone che non possono lavorare, per responsabilità familiari, condizioni di salute o situazioni personali complesse. In Italia, questa categoria riguarda in particolare le donne, spesso impegnate in attività di cura non riconosciute. Infine, c’è una quota più fragile, composta da giovani che hanno progressivamente perso fiducia nel lavoro e nei percorsi formativi. Non cercano occupazione, non partecipano a opportunità e spesso vivono una condizione di isolamento. In alcuni casi si tratta di persone che hanno sviluppato forme alternative di sostentamento, informali o precarie; in altri, di giovani che dipendono ancora dalla famiglia.
Questa eterogeneità è uno degli elementi centrali del fenomeno. Il termine NEET unifica situazioni molto diverse, ma proprio per questo rischia di nascondere le specificità dei bisogni. A incidere sono fattori molteplici: il livello di istruzione, che resta una delle principali variabili di protezione; il contesto familiare ed economico; le opportunità offerte dal territorio; ma anche elementi più difficili da misurare, come la qualità delle relazioni, la fiducia in sé stessi e la capacità di immaginarsi in un futuro professionale.
Lavoro e fiducia: da dove ripartire
La condizione di NEET è spesso legata a percorsi di vita discontinui, a esperienze di insuccesso o a una perdita progressiva di fiducia. Il fenomeno NEET, quindi, non è solo economico, ma sociale e culturale e riguarda spesso il rapporto tra giovani e comunità, tra aspettative e possibilità reali.
In questo scenario, il lavoro resta uno degli strumenti principali per riattivare percorsi di autonomia, purché sia pensato non come inserimento immediato, ma come processo graduale. È in questa direzione che si muove l’esperienza di Fraternità Sistemi. La cooperativa, da oltre vent’anni impegnata negli inserimenti lavorativi, ha iniziato a intercettare anche queste nuove forme di fragilità, costruendo percorsi che tengono insieme competenze e accompagnamento. Attraverso attività come la digitalizzazione degli archivi, è stato possibile, ad esempio, coinvolgere giovani che da tempo erano fuori da qualsiasi percorso, offrendo loro un primo contatto con il lavoro in un contesto strutturato ma supportivo. Non si tratta di grandi numeri, ma di esperienze significative. Percorsi che partono da obiettivi concreti e progressivi: costruire una routine, acquisire competenze di base, recuperare fiducia, attraverso il lavoro.