
Ascolto, relazioni, consapevolezze nuove. È da questo lavoro silenzioso che nasce Libere Ristrette, il convegno in programma martedì 16 dicembre alle 17 nella Casa di Reclusione di Verziano, dedicato al progetto di sostegno alle donne detenute portato avanti da Fraternità Sistemi insieme alla rete istituzionale e territoriale.
Un appuntamento pensato per raccontare, attraverso le esperienze delle operatrici e delle donne ristrette, come l’accompagnamento educativo e il lavoro integrato tra servizi possano aprire nuove possibilità dentro e fuori dall’istituto.
Un progetto che nasce dall’ascolto e cresce nella relazione
L’evento presenterà il percorso di presa in carico dedicato alle donne della sezione femminile di Verziano, sviluppato negli anni da Fraternità Sistemi in collaborazione con l’équipe educativa dell’istituto, il Comune di Brescia e la Rete Antiviolenza Territoriale.
Un progetto che non nasce dal nulla: prende forma dall’esperienza del laboratorio di teatro sociale avviato nel 2011, un contesto che si è rivelato fin da subito capace di far emergere bisogni profondi, individuali e collettivi, diventando un punto di osservazione privilegiato.
«La frase che mi sento più spesso dire dalle detenute è che in carcere si sentono libere», racconta Carla Coletti, referente del progetto carcere di Fraternità Sistemi. Da quel primo spazio di ascolto, negli anni si sono sviluppati due servizi educativi specializzati: percorsi di sostegno alla genitorialità e interventi dedicati alle donne che hanno vissuto situazioni di violenza, accompagnati da attività individuali e di gruppo.
Oggi il progetto comprende colloqui personali, gruppi di confronto per genitori, incontri dedicati alla rilettura di relazioni problematiche o segnate dalla violenza, oltre a uno sportello attivo in sezione almeno due volte a settimana. Attraverso questo sportello le donne vengono accolte, orientate rispetto ai propri bisogni e accompagnate nella costruzione di un percorso di crescita: rafforzamento delle competenze genitoriali, ricostruzione dei legami familiari, elaborazione di dinamiche relazionali complesse. Quando necessario, l’intervento prosegue grazie al coinvolgimento dei Centri Antiviolenza.
Nel tempo, l’istituto penitenziario ha messo in luce quanto sia impossibile parlare di pena riparativa senza occuparsi delle persone e delle loro storie. Molte donne detenute condividono un passato di violenze e manipolazioni che hanno modellato scelte, relazioni e contesti di vita. Anche in carcere, tuttavia, può aprirsi uno spazio di riflessione e consapevolezza: un processo che, se adeguatamente accompagnato e sostenuto anche all’esterno, può trasformarsi in un reale percorso di empowerment.
Una rete che lavora insieme e un invito aperto alla comunità
Libere Ristrette riunirà intorno allo stesso tavolo le operatrici del progetto, le donne ristrette e le istituzioni coinvolte. Porteranno i saluti la direttrice degli istituti penitenziari di Brescia Francesca Paola Lucrezi, l’assessora del Comune di Brescia Anna Frattini, il Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria, Regione Lombardia e la Direzione generale di ATS Brescia.
Il convegno si inserisce nel progetto “Giovani e lavoro oltre la pena 2”, finanziato da Regione Lombardia e parte di un percorso più ampio che, negli anni, ha unito direzione carceraria, équipe educativa, Centri Antiviolenza e servizi territoriali. La rete sta lavorando anche alla definizione di prassi operative condivise per l’empowerment femminile e per la formazione del personale.
Sarà soprattutto un’occasione per ascoltare da vicino storie, fatiche, intuizioni e possibilità di ripartenza nate all’interno del progetto. Un modo per rendere visibile un lavoro continuo che punta a costruire percorsi più consapevoli e opportunità di autonomia.
I posti sono limitati: per partecipare è necessario prenotarsi entro l’11 dicembre scrivendo a carla.coletti@fraternita.it e allegando la scansione di un documento d’identità.