
Come si costruisce una cooperativa capace di attrarre le nuove generazioni? È una domanda che attraversa oggi tutto il mondo della cooperazione sociale e che è stata al centro della tavola rotonda “I giovani d’oggi, per la cooperazione di domani”, organizzata durante la prima Festa della Cooperazione Sociale della Valtrompia.
Per Andrea Zenoni, presidente di Fraternità Sistemi, la risposta può essere racchiusa in una sola parola: protagonismo. Non basta coinvolgere i giovani nei progetti della cooperazione. Occorre creare organizzazioni nelle quali possano partecipare alle scelte, crescere professionalmente e contribuire a costruire il futuro delle comunità.
Dall’ascolto al protagonismo
«Se devo scegliere una sola parola, scelgo protagonismo. Dentro questa parola ci sono innovazione, partecipazione, ascolto e apertura ai giovani. La cooperativa del futuro non può limitarsi a coinvolgere le nuove generazioni: deve renderle protagoniste».
È questo, secondo Zenoni, uno dei messaggi più forti emersi dal confronto con gli under 35 che hanno partecipato al percorso preparatorio dell’evento. «I ragazzi e le ragazze non chiedono semplicemente uno stipendio o un contratto. Chiedono di comprendere le strategie, partecipare alle scelte, sentirsi parte di qualcosa di più grande. Vogliono essere ascoltati e valorizzati. Per questo credo che la cooperativa del futuro debba essere un luogo in cui le persone non eseguono soltanto un lavoro, ma contribuiscono a costruire una comunità, un’impresa e un progetto collettivo».
Una cooperativa che investe sulle persone
Per molti anni la cooperazione ha raccontato soprattutto il proprio valore sociale. Un patrimonio fondamentale, che oggi però, da solo, non basta più. «Le cooperative devono fare un salto culturale. I giovani cercano organizzazioni che offrano contemporaneamente tre cose: senso e valori, crescita professionale e qualità della vita».
Secondo Zenoni, chi sceglie oggi la cooperazione vuole lavorare in un’organizzazione coerente con i propri valori, ma si aspetta anche percorsi di crescita chiari, formazione continua, riconoscimento delle competenze e trasparenza nei processi decisionali. «Dobbiamo smettere di pensare che la motivazione ideale possa compensare tutto il resto. Una cooperativa deve essere anche un’impresa moderna, capace di investire sulle persone e sul loro futuro professionale». È una riflessione che Fraternità Sistemi vive ogni giorno anche nella propria esperienza, dove la formazione continua rappresenta uno degli strumenti attraverso cui accompagnare la crescita delle persone, comprese quelle inserite nei percorsi di inclusione lavorativa.
La vera sfida è far crescere i giovani
Per il presidente di Fraternità Sistemi il tema non è soltanto attrarre nuovi lavoratori, ma costruire ambienti nei quali le persone scelgano di rimanere. «La sfida principale è rendere coerenti i nostri valori con l’esperienza concreta di lavoro. Se parliamo di attenzione alla persona, dobbiamo prenderci cura anche dei lavoratori. Se parliamo di inclusione, dobbiamo includere anche i giovani nei processi decisionali. Se parliamo di comunità, dobbiamo creare comunità anche nei luoghi di lavoro. La vera sfida non è attrarre i giovani. È riuscire a farli restare e crescere».
Per raggiungere questo obiettivo servono strumenti concreti: rafforzare il dialogo con scuole, università e ITS, creare occasioni di confronto tra giovani provenienti da cooperative diverse, investire nelle competenze digitali e costruire reali spazi di partecipazione. «I giovani non vogliono essere semplicemente coinvolti. Vogliono avere un impatto».
Raccontare una cooperazione diversa
C’è infine un’altra sfida che riguarda il modo in cui la cooperazione comunica sé stessa. «Per troppo tempo abbiamo raccontato la cooperazione come il luogo del sacrificio, della buona volontà e della generosità. Sono valori importanti, ma oggi rischiano di restituire un’immagine incompleta».
Per Zenoni è il momento di raccontare una cooperazione diversa: un’impresa moderna, riconosciuta dalla Costituzione per la sua funzione sociale, capace di generare contemporaneamente valore economico e valore sociale. «Dobbiamo raccontare le competenze, l’innovazione, la managerialità e la capacità di produrre impatto misurabile sui territori. Dobbiamo passare dalla narrazione della “bontà” alla narrazione della qualità e dei risultati».
E, soprattutto, lasciare che siano i giovani a raccontare la propria esperienza. «Le nuove generazioni si fidano molto più delle persone che raccontano un’esperienza autentica che delle organizzazioni che parlano di sé. La cooperazione del futuro sarà attrattiva quando smetterà di raccontare soltanto quello che fa e inizierà a raccontare quello che permette alle persone di diventare».