
Negli ultimi anni, il termine NEET (Not in Education, Employment or Training) è entrato stabilmente nel dibattito pubblico, ma dietro questa sigla si nasconde una realtà complessa e spesso poco intercettata. Si parla di giovani che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in percorsi di formazione, ma la loro condizione non coincide semplicemente con l’assenza di un’occupazione. Più frequentemente, essa è l’esito di passaggi mancati tra scuola e lavoro, di esperienze lavorative brevi o frustranti, o di percorsi educativi interrotti senza un adeguato accompagnamento.
Per molti giovani NEET, il problema non è solo “trovare un lavoro”, ma riuscire a rientrare in una dimensione di progetto: rispettare tempi, regole, relazioni, e riconoscersi in un contesto organizzato dopo periodi di discontinuità o isolamento. La fragilità, in questi casi, si manifesta non tanto come mancanza di competenze formali, ma come un forte senso di scoraggiamento, sfiducia e perdita di orientamento.
In Italia, nonostante una lieve riduzione percentuale negli ultimi anni, il numero di giovani NEET resta tra i più alti in Europa. A livello locale, in Lombardia si stimano 150.000 giovani che non lavorano e non studiano; a Brescia si stima che siano circa 10.000, in un contesto, però, in cui 9 su 10 delle aziende manifatturiere faticano a trovare le figure professionali che cercano.
È in questo contesto che i NEET emergono come una nuova fragilità sociale, che richiede strumenti diversi rispetto a quelli pensati per altre forme di svantaggio.
Chi sono i NEET: oltre l’etichetta
I NEET non sono un gruppo uniforme. Ci sono giovani che hanno lasciato la scuola senza riuscire a inserirsi nel mondo del lavoro, altri che hanno alternato contratti brevi e periodi di inattività, altri ancora che convivono con fragilità psicologiche, familiari o relazionali. In molti casi, il tempo trascorso fuori da percorsi strutturati produce un effetto cumulativo: più il distacco si prolunga, più diventa difficile rientrare.
Le ricerche mostrano come questa condizione abbia conseguenze concrete e durature: maggiore esposizione al rischio di esclusione sociale, difficoltà a costruire autonomia economica, ritardi nei percorsi di vita adulta. A queste difficoltà si aggiungono fattori strutturali, come i divari di genere e territoriali, che rendono più complesso l’accesso alle opportunità per alcuni profili di giovani.
Intercettare i NEET è quindi una delle sfide più complesse per chi si occupa di inclusione lavorativa. Spesso non frequentano servizi, non rispondono ai canali di orientamento tradizionali e faticano a riconoscersi come destinatari di politiche attive. Serve un approccio che parta prima dalle persone che dalle competenze, ricostruendo motivazioni e senso di appartenenza.
Cosa può fare Fraternità Sistemi: esperienza, accompagnamento, nuove risposte
Nel suo Piano Industriale, Fraternità Sistemi ha scelto di includere anche questa fascia di fragilità emergente, ampliando il perimetro degli inserimenti lavorativi oltre i profili tradizionalmente coinvolti. Una scelta che nasce dalla consapevolezza che l’esperienza maturata negli anni – nella costruzione di percorsi individualizzati, nel tutoraggio e nell’accompagnamento al lavoro – può essere una risorsa anche per i giovani NEET.
Il contributo della cooperativa non si esaurisce nell’offerta di un impiego, ma si concentra sulla struttura del percorso. Per giovani che spesso faticano a rientrare in contesti organizzati, il lavoro può diventare un luogo di riattivazione graduale: apprendere una routine, confrontarsi con un gruppo di lavoro, sviluppare competenze tecniche e trasversali, recuperare fiducia nelle proprie capacità.
Fraternità Sistemi ha già avuto esperienze positive di inserimenti lavorativi per giovani che si erano ritirati dal mondo del lavoro e della formazione, arrivando a toccare situazioni di isolamento sociale. Questi inserimenti non solo hanno permesso ai giovani di reintegrarsi nel mondo del lavoro, ma hanno anche creato nuove opportunità per il loro sviluppo personale e professionale. Il valore aggiunto della cooperativa è proprio nell’offrire lavori impiegatizi, ampliando così le possibilità di reinserimento dei giovani nel contesto delle cooperative sociali e nel mondo del lavoro in generale.
Fraternità Sistemi può agire come spazio di passaggio e di accompagnamento, in cui il lavoro non è solo una prestazione richiesta, ma un contesto educativo e relazionale. Un modello che permette di sostenere i tempi della persona, monitorare i passaggi più delicati e costruire, passo dopo passo, una maggiore autonomia.
Anche per il 2026, la cooperativa rafforzerà i progetti dedicati ai NEET, in collaborazione con altre importanti realtà del territorio bresciano. La cooperativa è già parte, ad esempio, della rete nata dal Protocollo di Intesa avviato dalla Camera di Commercio di Brescia, che ha proprio lo scopo di coinvolgere le cooperative, attraverso Confcooperative Brescia, per promuovere l’occupazione delle persone in situazioni di vulnerabilità e svantaggio, non certificabili secondo le categorie classiche. Non si tratta solo di supportare l’inserimento di giovani in difficoltà, ma di costruire insieme un sistema di supporto che possa rispondere alle esigenze di chi, per vari motivi, si è trovato ai margini.
Per Fraternità Sistemi, sviluppare progetti di inserimento lavorativo per i NEET significa continuare a fare ciò che ne caratterizza l’identità: leggere i bisogni emergenti e tradurli in opportunità concrete di crescita, lavoro e autonomia. Una scelta che guarda al futuro e che conferma il lavoro come uno degli strumenti più efficaci per ridurre le disuguaglianze e rafforzare il tessuto sociale dei territori.