
Costruire opportunità per la persona e per la collettività attraverso la formazione professionalizzante ed il lavoro è un po’ il cuore dell’attività di inserimento lavorativo delle cooperative sociali di tipo B, come Fraternità Sistemi.
Ed è proprio partendo da questo “know how”, consolidato in oltre 20 anni di esperienza, che la nostra cooperativa ha deciso di contribuire ad un’iniziativa di grande impatto, sia per i beneficiari che per la collettività, ovvero il progetto “Giovani e lavoro oltre la pena” dedicato alle persone private della libertà personale negli istituti penitenziari bresciani.
La finalità ultima della pena, infatti, dovrebbe essere il reinserimento in società di chi ha scontato un periodo di detenzione per un reato commesso. Fondamentale per il reinserimento sociale è il lavoro, come mezzo non solo di sostentamento, ma anche per esprimere le proprie abilità e costruire un nuovo progetto di vita, evitando di ricadere negli errori del passato. Per questo, tutte le attività che permettono di avvicinare le persone detenute, in particolare i giovani, al mercato del lavoro sono fondamentali per
dare una nuova opportunità al singolo, ma anche per evitare il rischio di recidiva di un reato che genera insicurezza per tutta la società. In quest’ottica, quindi, abbiamo messo a disposizione le nostre competenze per “Giovani e lavoro oltre la pena”, un percorso strutturato in diverse attività, che è partito l’1 Giugno del 2023 e durerà fino al 31 Maggio 2025.
Focus sul progetto: obiettivi, partner, attività
Il progetto nasce in risposta al bando di Regione Lombardia, a valere sul Programma Regionale cofinanziato dal Fondo Sociale Europeo Plus 2021-2027, per la costituzione di reti territoriali integrate per l’inclusione sociale delle persone sottoposte a provvedimenti dell’autorità giudiziaria. In cosa consiste esattamente? “Giovani e lavoro oltre la pena” è destinato, innanzitutto, a giovani, sia uomini che donne, dai 18 anni sottoposti a provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria che necessitano di interventi mirati sul fronte dell’inclusione sociale con particolare riferimento a quella socio lavorativa.
In continuità ed in stretta connessione con il progetto Vale la Pena4 già presente in carcere, sono stati quindi previsti percorsi a sostegno della vulnerabilità (ad esempio per le donne vittime di violenza), così come percorsi propedeutici al futuro inserimento lavorativo attraverso laboratori occupazionali interni per consolidare le competenze, la risocializzazione, l’inclusione e l’accompagnamento al lavoro. In particolare, i laboratori occupazionali puntano a fare emergere e sviluppare attitudini ed abilità individuali, aumentando le competenze e le abilità operative di ognuno. Sono stati previsti anche percorsi di concertazione in raccordo col Comune di Brescia per connettere le attività svolte all’interno dei due istituti penitenziari alla vita dopo l’uscita dal carcere, con percorsi propedeutici a rafforzare le conoscenze sui servizi territoriali e le opportunità offerte dal comune ai suoi cittadini e alle sue cittadine più fragili, in fase di rientro sul territorio.
In questo impegno non siamo soli. Capofila è Comunità Fraternità Società Cooperativa Sociale di Onlus, mentre la nostra cooperativa sociale è partner della rete insieme a Comune di Brescia, SolCo Consorzio di Cooperative sociali, agenzia per il lavoro e ente di formazione accreditato, Consorzio di cooperative Generazioni Fa, Cooperativa sociale Fraternità Sistemi, Cooperativa sociale Joyful.
Le attività svolte e quelle in corso negli istituti penitenziari di Brescia
Due gli obiettivi principali dei laboratori che hanno visto il nostro coinvolgimento: permettere ai giovani di raccontarsi ed esprimere il proprio vissuto; incrementare la conoscenza del mondo del lavoro e delle relazioni sociali. Tra le attività proposte per aiutarli ad esprimere i loro vissuti possiamo citare il laboratorio podcast, che ha visto la partecipazione di giovani tra 18 e 25 anni detenuti, in 17 incontri settimanali. Ogni incontro ha permesso ai partecipanti di raccontarsi, affrontando non solo il tema del carcere, ma anche la propria storia pregressa, parlando di relazioni, aspirazioni, rimpianti e rielaborando di volta in volta il proprio reato e la propria storia. Le loro riflessioni sono state raccolte in quaderni e pc, ma il prossimo step sarà la registrazione di un podcast che possa portare queste storie anche all’esterno del carcere.
Sono stati, poi, realizzati laboratori di espressione artistica, come quello dell’Ink-Art, che ha permesso di ripercorrere la storia del tatuaggio, menzionando anche aspetti tecnici ed igienico-sanitari, facilitando la capacità di espressione anche nelle persone più introverse e vulnerabili. Un grande lavoro di riscoperta e racconto di sé è stato fatto anche col laboratorio Bar Sport, che ha usato lo strumento dello sport per affrontare questioni intime e personali.
Con il Consorzio FA è stato, inoltre, intrapreso il laboratorio video, per aiutare i ragazzi e le ragazze a raccontare e raccontarsi partendo dal linguaggio immediato del video making, mentre il laboratorio di rap è stato trasformato in laboratorio di writing e pittura, per rendere lo spazio più bello e piacevole, partendo dal presupposto che l’ambiente è parte integrante del benessere psico-fisico degli individui, in ogni occasione.
Sul fronte più strettamente legato all’aspetto occupazionale, sono stati organizzati laboratori di orientamento propedeutici al lavoro: partendo dall’analisi delle skills, si è ragionato sul “sogno” lavorativo di ciascuno e sui pensieri per il futuro. I partecipanti hanno potuto redigere il proprio curriculum vitae, come strumento fondamentale da usare all’uscita dal carcere. Inoltre, con la cooperativa Joyful, sono anche stati organizzati anche i primi tre tirocini interni al carcere.
Ed ora? Dal 5 febbraio 2024 Fraternità Sistemi tiene un corso di formazione Word ed Excel, organizzato per rispondere ad un’esigenza emersa dall’analisi dei bisogni. L’obiettivo è di supportare i giovani oggi reclusi ad acquisire delle skill da poter sfruttare una volta varcata la porta d’uscita del carcere. Per noi è un investimento sul futuro: lavoriamo con gruppi di massimo 6 ragazzi, su 6 postazioni, che abbiamo donato al carcere.
L’obiettivo è fornire loro gli strumenti per costruire una seconda opportunità, nell’ottica della rieducazione e del reinserimento sociale. D’altra parte, anche per noi questa esperienza è un arricchimento: rapportarsi con questi ragazzi ci aiuta anche a comprenderli, a conoscere le loro storie, a condividere le nostre e spronarli a non ricadere più negli stessi errori, con l’auspicio di dare un contributo tangibile a loro e alla collettività.