
Un momento di convivialità per ritrovarsi, raccontarsi e conoscere le nuove traiettorie che Fraternità Sistemi sta costruendo sul territorio. Questa è stata la festa dei dipendenti 2025, ospitata all’Istituto Salesiano San Bernardino di Chiari.
Un appuntamento che, anno dopo anno, è diventato un’occasione attesa non solo dai collaboratori, ma anche dalle loro famiglie: un tempo dedicato alla condivisione, al confronto e alla costruzione di prospettive comuni.
L’accoglienza degli ospiti nel pomeriggio, l’apertura dell’area bimbi e il rinfresco iniziale hanno creato il clima giusto per ascoltare gli interventi dei tre ospiti della festa dei dipendenti, che hanno portato sul palco visione, testimonianze e storie, che si intrecciano con il percorso e i valori della cooperazione sociale.
Sul palco di Fraternità Sistemi, voci che ispirano la comunità
Ad aprire gli interventi è stato Felice Scalvini, figura storica della cooperazione sociale bresciana e nazionale, che ha ripercorso le radici di un movimento nato proprio a Brescia. «Conosco il mondo della Fraternità da sempre – ha ricordato –. Negli anni ’80 si partiva dall’accoglienza delle persone bisognose, poi è emersa la necessità di dare anche lavoro». Dalla spinta partita da Brescia, con la rivista fondata dallo stesso Scalvini ‘Impresa sociale’, si arrivò, nel 1991, alla legge 381: «C’è stata un’azione corale, cresciuta dal basso, che ha portato ad ottenere un riconoscimento legislativo che è stato poi la molla dello sviluppo della cooperazione. Di quella legge, l’articolo 1 è fondamentale: dice che la cooperazione sociale opera nell’interesse generale della comunità. La parola chiave è comunità». Scalvini ha poi sottolineato come oggi siano oltre 15mila le cooperative sociali in Italia che danno lavoro a mezzo milione di persone. «La vera forza della cooperazione è il senso di comunità, lo spirito di gruppo. È ciò che vi ha permesso di superare i momenti difficili e che farà sì che quest’avventura continui per chi verrà dopo di noi».
Di sfide vinte, sofferenze e speranze, ha parlato Federico Bicelli, campione paralimpico bresciano. Il video della sua vittoria alle Olimpiadi di Pechino, a distanza di un anno, è riuscito a strappare numerosi applausi tra i presenti. «Alla nascita fui operato d’urgenza a causa della spina bifida – ha spiegato –. Da lì in poi mi è rimasta una disabilità alle gambe, ma fin da piccolo i medici mi consigliarono il nuoto. Quello che sembrava un limite si è trasformato in una possibilità». Dalla sua prima medaglia di bronzo europea nel 2016, Bicelli ha vissuto un percorso fatto di allenamenti intensi e soddisfazioni: «Mi alleno sei giorni su sette, sei ore al giorno. La resilienza non è rassegnazione, ma impegno costante per superare i propri limiti». Rivolgendosi al pubblico ha aggiunto: «Lo sport mi ha insegnato che il vero oro non è solo la medaglia, ma la passione che si riesce a trasmettere».
Grande commozione ha suscitato, poi, il ricordo di Nadia Toffa, affidato alle immagini della giornalista bresciana, scomparsa prematuramente a causa di un tumore, e alle parole di mamma Margherita Rebuffoni, che porta avanti l’impegno della figlia al fianco dei più deboli con la Fondazione Nadia Toffa Onlus. «Il sorriso di Nadia era contagioso. Fin da piccola ha sempre difeso i più deboli, per lei era una missione. Diceva: che bello se avessi il potere di aiutare chi veramente lo merita». Rebuffoni ha poi raccontato come, grazie al sostegno di Fraternità Sistemi, sarà possibile ripubblicare il primo libro di Nadia, Quando il gioco si fa duro, per distribuirlo nelle scuole. «Il presidente, Andrea Zenoni, mi disse subito: non possiamo lasciar perdere questa cosa. È un dono per i giovani, perché abbiano strumenti per crescere più consapevoli». E ha concluso con uno sguardo pieno di speranza: «Il nostro obiettivo è continuare quello che Nadia ha iniziato. Siamo convinti che un giorno arriverà la cura contro il cancro. Noi raccogliamo fondi perché i ricercatori possano trovare quella scintilla, quell’illuminazione che cambierà tante vite».
Costruire futuro: dal palco alla comunità
«Il filo che unisce le testimonianze che abbiamo ascoltato – ha spiegato il presidente di Fraternità Sistemi, Andrea Zenoni – è la convinzione che si possa costruire bene comune se ciascuno mette a disposizione la propria esperienza e il proprio impegno. Felice Scalvini ci ha ricordato le radici e il senso di comunità, Federico Bicelli ci ha mostrato la forza della resilienza, e Margherita Rebuffoni ci ha parlato del valore della speranza e della prevenzione. Sono tre prospettive diverse, ma tutte indicano la stessa direzione».
Zenoni ha quindi presentato i nuovi progetti avviati dall’organizzazione, a partire dal percorso di digitalizzazione, che ha già coinvolto dieci persone fragili: «A dicembre abbiamo assunto chi fino a quel momento non lavorava. Il lavoro ridona dignità e crea possibilità concrete di cambiamento». .
Tra le iniziative lanciate c’è anche il progetto per le donne vittime di violenza, con percorsi di inserimento lavorativo, ed una nuova attività per il reinserimento delle persone private della libertà personale, sottolineando l’impatto che l’occupazione può avere nei percorsi di reinserimento sociale. «In carcere la recidiva raggiunge il 70% tra chi non lavora, mentre scende al 2% tra chi ha la possibilità di lavorare – ha spiegato –. Il carcere italiano è rieducativo, non punitivo. E il lavoro è lo strumento più efficace per dare a chi ha sbagliato una seconda possibilità».
Non da ultimo, in cantiere c’è anche la riedizione del libro di Nadia Toffa sulle dipendenze, pensato per essere diffuso tra studenti e giovani. «Questa scelta nasce dal desiderio di prevenire un problema che riguarda anche i nostri figli – ha sottolineato –. Andare nelle scuole, incontrare i ragazzi, offrire loro strumenti e testimonianze: è così che possiamo costruire futuro».
Zenoni ha riportato l’attenzione al senso dell’incontro: «Abbiamo la possibilità di essere parte di un cammino che dura da cinquant’anni e che non riguarda solo noi, ma chi verrà dopo di noi. Comunità, resilienza e speranza: sono queste le parole che ci accompagneranno».