
“Conoscere ciò che è vivo in noi del passato aiuta a comprendere il presente e a preparare l’avvenire”. La frase di Luigi Einaudi, Presidente della Repubblica Italiana dal 1948 al 1955, è quanto mai attuale, in un mondo sempre più complesso e interconnesso, in cui è facile perdere di vista la propria rotta se non si ha una profonda consapevolezza di ciò che si è.
Per questo, ci sembra utile ripercorrere brevemente la storia del movimento cooperativo, dalle sue origini ai giorni nostri: una storia affascinante, non a tutti nota, che rappresenta però le radici di tutto il mondo cooperativo attuale, compresa la nostra Fraternità Sistemi.
Dall’Inghilterra al mondo: la nascita delle cooperative moderne
L’idea di un’economia cooperativa ha antiche radici nelle forme di solidarietà e lavoro collettivo presenti nelle società tribali, fenomeni che persistettero fino al 1600 in Europa e in alcune comunità alpine. A livello teorico, in tempi più moderni, molti pensatori immaginarono forme sociali più giuste, tra cui Thomas More, autore di “Utopia”, che anticipò gli utopisti con la sua isola immaginaria di perfetta giustizia sociale e che ispirò tentativi concreti di realizzare queste nuove società attraverso colonie, specialmente nelle terre americane. Nel 1760, ad esempio, agricoltori inglesi avviarono un mulino cooperativo, seguito nel 1815 da un forno cooperativo. Nel 1831, in Francia, nacque la prima cooperativa di produzione che pubblicava il giornale cooperativo “L’Europeo”.
Tuttavia, è l’11 agosto del 1844 la data che segna davvero l’inizio del movimento cooperativo moderno. Quel giorno a Rochdale, in Inghilterra, un gruppo di 28 lavoratori, tra cui tessitori, cappellai ed ebanisti, fondò la Rochdale Society of Equitable Pioneers, cooperativa di consumatori che puntava a superare la povertà diffusa in Gran Bretagna in quegli anni. Con spirito collaborativo e una missione comune, il 21 dicembre dello stesso anno aprirono il primo negozio per la vendita di prodotti a prezzi equi e di qualità ai soci. Questa storia ha ispirato anche un film, “The Rochdale Pioneers”, diretto da Darren White, che si apre con il primo acquisto della cooperativa: tre soci percorsero a piedi 25 chilometri per raggiungere il mercato di Manchester con una carriola, poiché i fornitori locali di Rochdale avevano rifiutato di vender loro merce e di fidarsi.
Ciò che distinse Rochdale e la rese il punto di partenza del movimento cooperativo fu l’elaborazione dei principi su cui si fondava il nuovo modello. Ispirandosi al pensiero di Robert Owen, imprenditore e sindacalista britannico appartenente alla corrente del socialismo utopico, furono definiti alcuni principi organizzativi fondamentali: l’adesione volontaria, la gestione democratica e la distribuzione equa dei profitti.
Questo nuovo approccio alla cooperazione portò a una proliferazione di iniziative in tutta Europa, dai magazzini sociali all’ingrosso alle case cooperative, passando per giornali cooperativi e società di previdenza e assistenza. L’elemento fondamentale rimase il principio ispiratore dei Probi Pionieri: lavorare non solo per sé stessi, ma anche per gli altri, accumulando i profitti per il bene della comunità futura.
La cooperazione in Italia: una storia in costante evoluzione
In Italia le prime esperienze di cooperazione sono emerse con qualche anno di ritardo rispetto all’Inghilterra, anche perché i governi italiani non hanno mai incoraggiato particolarmente questi progetti.
Eppure, le cooperative, inizialmente promosse da liberali e repubblicani, hanno rappresentato un’importante risorsa per l’emancipazione dei lavoratori. L’ascesa delle cooperative ha, infatti, rappresentato un’alternativa alla carestia agricola e alle difficoltà economiche, fornendo una soluzione concreta alla comunità. In particolare, le iniziative cooperative nel settore delle latterie e della produzione hanno avuto un impatto positivo sulle condizioni di vita delle persone e sulla crescita economica delle regioni coinvolte.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il movimento cooperativo ha riguadagnato slancio, promuovendo valori morali ed etici e diventando un pilastro dell’economia italiana. Oltre a svolgere un ruolo economico significativo, le cooperative hanno un valore sociale fondamentale, riconosciuto anche dalla Costituzione Repubblicana, che ne promuove e favorisce l’incremento.
In questo contesto, si inserisce anche la storia bresciana, cuore pulsante della cooperazione sia sul fronte della produzione che del sociale. Qui, in particolare negli anni ’70, in risposta alle sfide sociali e economiche del tempo, nacquero infatti numerose cooperative sociali che si occupavano di assistenza alle persone più svantaggiate: in quel contesto nacque anche il Movimento Fraternità di don Corrado Fioravanti a cui si ispirò un gruppo di giovani della Parrocchia bresciana di Ospitaletto per dare vita a Cooperativa Fraternità. In questo mondo, nel 2003, si inserisce la nascita di Fraternità Sistemi… ma questa è un’altra storia, a cui sarà dedicato il giusto spazio in questo blog.
Quello che, invece, la storia del movimento cooperativo insegna è che l’intuizione di mettersi insieme, per migliorare reciprocamente il proprio benessere, è stata vincente: secondo gli ultimi dati del World Cooperative Monitor del 2024, il fatturato complessivo delle 300 organizzazioni cooperative più grandi a livello mondiale ha raggiunto i 2.409 miliardi di dollari a livello internazionale, con milioni di persone impiegate in questo ambito.