
Una legge visionaria, capace di ispirare anche altri Paesi europei: Brescia rende omaggio alla riforma penitenziaria, cinquant’anni dopo la sua entrata in vigore, con una serie di iniziative nate grazie anche all’apporto di Fraternità Sistemi. Due giornate di eventi aperti alla cittadinanza diventano l’occasione per riflettere sul valore di una norma che ha cambiato la storia del nostro Paese e per dare voce alle persone in stato di detenzione attraverso linguaggi artistici, teatrali e momenti di confronto pubblico.
L’iniziativa è promossa dalla Direzione degli Istituti Penitenziari di Brescia insieme al Comune di Brescia, alla Fondazione Comunità Bresciana, al Centro Teatrale Bresciano, alla Camera Penale di Brescia, a Fraternità Sistemi, alla Cooperativa Bessimo, alla Comunità Fraternità, all’Associazione Carcere e Territorio, ad Alborea, a VOL.CA e alla Cooperativa Fontana. Una rete ampia e coesa che testimonia come la riforma del 1975 possa essere attuata solo con la collaborazione di istituzioni, volontariato e terzo settore, pronti a farsi carico del delicato compito di accompagnare le persone private della libertà personale verso nuove consapevolezze.
Una legge innovativa: l’Ordinamento Penitenziario del 1975
La legge 354 del 1975, istitutiva dell’Ordinamento Penitenziario, rappresenta ancora oggi una norma straordinaria. Per l’epoca in cui fu approvata, essa conteneva elementi di assoluta unicità, al punto da diventare fonte di ispirazione anche per alcuni Paesi europei. Il legislatore del 1975 seppe guardare oltre la logica puramente punitiva, immaginando il carcere come luogo di rieducazione e di risocializzazione.
Il cuore della legge sta nel principio secondo cui la persona in stato di detenzione va considerata come un unicum, con una storia personale che merita di essere conosciuta e ascoltata. Solo partendo da questa conoscenza è possibile accompagnarla verso una comprensione diversa dei propri comportamenti e verso una visione nuova del futuro.
Quell’impianto legislativo così innovativo non ha ancora trovato piena attuazione in tutti i suoi aspetti, a dimostrazione della sua lungimiranza. Ma rimane una base imprescindibile, capace di orientare ancora oggi le pratiche di chi opera dentro e fuori dagli istituti penitenziari. Come ricordava il giudice Valerio Onida, la riforma si realizza davvero quando “da lettera si trasforma in carne”: quando la norma scritta si traduce in esperienza concreta di cambiamento.
Due giornate di eventi per raccontare il carcere alla città
Il cinquantenario dell’Ordinamento Penitenziario sarà celebrato a Brescia con due appuntamenti aperti alla cittadinanza, pensati per restituire pubblicamente le esperienze vissute negli istituti penitenziari e per stimolare una riflessione collettiva sul senso della pena.
Il primo appuntamento si terrà martedì 7 ottobre alle 20.30 presso il Teatro Sociale, in via Felice Cavallotti 20. In questa occasione andrà in scena lo spettacolo “Arti performative e carcere”, una performance che raccoglie i frutti di percorsi artistici realizzati con le persone private della libertà personale negli istituti penitenziari di Brescia. Lo spettacolo sarà composto dalla restituzione di tre diversi lavori: “Specchio scemo”, “Terza branda” e “Istantanea#10”, tre titoli che racchiudono mondi narrativi differenti ma accomunati dal desiderio di trasformare l’esperienza detentiva in espressione artistica e possibilità di dialogo con la città. I biglietti sono già disponibili al seguente link: https://ctb.vivaticket.it/it/event/oltre-50anni-di-riforma-penitenziaria/279239
Il secondo appuntamento è in programma mercoledì 15 ottobre alle 18.30 al Mo.Ca di via Moretto 78. Qui si terrà il convegno dal titolo “Praticare la riforma carceraria”. La serata si aprirà con un momento di restituzione dei laboratori artistici e terapeutici realizzati all’interno degli istituti penitenziari, a testimonianza del lavoro educativo e creativo che accompagna le persone in stato di detenzione. Seguirà un aperitivo conviviale, pensato come spazio informale di incontro e confronto, e infine un talk dedicato alle esperienze territoriali di umanizzazione del carcere.
Il convegno sarà introdotto dai saluti istituzionali del Comune di Brescia e della Fondazione Comunità Bresciana, e vedrà la partecipazione di figure di grande rilievo come Francesca Paola Lucrezi, Direttrice degli Istituti Penitenziari di Brescia, Pietro Buffa, criminologo ed ex Provveditore del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, e Renzo Taglietti della Cooperativa Comunità Fraternità.
Due eventi diversi per linguaggio e stile, ma uniti dalla stessa intenzione: aprire un varco tra istituti penitenziari e società, mostrando come la riforma del 1975 continui a vivere ogni volta che la pena si traduce in responsabilità, crescita e futuro.
Il ruolo attivo di Fraternità Sistemi: promuovere una seconda possibilità
Fraternità Sistemi ha scelto di essere parte attiva di questo percorso perché da sempre interpreta la pena come opportunità di rinascita. La cooperativa non si limita a sostenere le persone in stato di detenzione all’interno degli istituti, ma lavora per portare all’esterno esperienze significative, in modo che diventino patrimonio di tutta la comunità.
I laboratori di danza e di teatro sociale, a cui Fraternità Sistemi ha contribuito, negli istituti penitenziari di Brescia ne sono un esempio concreto. Questi spazi hanno permesso a molte persone private della libertà personale di esprimere sé stesse, di riconoscersi in nuove possibilità e di intraprendere un cammino di crescita personale. Portare oggi quei laboratori fuori dagli istituti, in occasione del cinquantenario, significa affermare che l’esperienza della detenzione non è un mondo chiuso e separato, ma parte integrante del tessuto sociale.
Per Fraternità Sistemi il senso più autentico dell’Ordinamento Penitenziario è racchiuso proprio qui: nel credere che la pena non sia solo privazione, ma occasione di rieducazione e di reinserimento. Promuovere una seconda vita, una seconda possibilità, significa riconoscere che la società cresce quando non lascia indietro nessuno, ma accompagna ciascuno, anche chi ha sbagliato, verso un futuro diverso.